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Comunicazione non verbale nella ristorazione

Team Felici per Ristoranti felici

Comunicazione non verbale nella ristorazione

Quando non parlo non comunico, vero?? Sbagliato.

Fino a qualche tempo fa, gli studi sul cervello ci dicevano che il linguaggio verbale alloggiava nella parte sinistra e mentre la parte destra era dedicata alla parte creativa-emozionale, si pensava che fosse “muta”.

Gli studi attuali invece ci riportano un mondo comunicativo all’interno del nostro emisfero destro, in un formato “non verbale” e strettamente legato alla parte emozionale. Si può definire questo tipo di linguaggio, fuori dalla sfera conscia della nostra mente. Infatti si tratta di un linguaggio che non controlliamo direttamente (a livello razionale- conscio ) ma che “comunica” ininterrottamente senza che ne siamo consapevoli.

A questo livello di comunicazione, non sono le parole ma i comportamenti del nostro corpo ad esprimere quello che pensiamo o come ci sentiamo.. e mentre lo facciamo non ne siamo sempre coscienti.

La comunicazione non verbale viene detta “analogica” e sfrutta i “gesti”, le “espressioni”, le “intonazioni della voce”, i suoni, i rumori ecc.., e agisce in base al principio di analogia, rimandando per associazione di idee a qualcos’altro.

Nel sistema analogico non si può non comunicare.

Un’altra caratteristica della comunicazione analogica è quella di “scaricare le emozioni” riducendo la tensione

A COSA SERVE LA COMUNICAZIONE NON VERBALE:

 Metterci in relazione con gli altri. I gesti sono più appropiati delle parole quando vogliamo stabilire i nostri limiti, il nostro potere, la nostra capacità di influenzare ecc..

Confortarci e rassicurarci. Mettiamo in atto comportamenti non verbali anche quando siamo da soli (ci tocchiamo, ci grattiamo..) richiamando una relazione passata.

Ridurre uno stato di tensione. Possiamo renderci conto in modo empirico di questa funzione del linguaggio del corpo. Ti sarà capitato di trovarti nel mezzo di una conversazione con le braccia conserte e le gambe accavallate.

LA TUA GRANDEZZA PSICOLOGICA

Per sapere che abbiamo una dimensione fisica non serve essere scienziati. Non altrettanto ovvio e intuitivo è il concetto di “dimensione psicologica”. Queste grandezze possono essere percepite in modo diverso da ciascuno di noi.

Queste grandezze variano a seconda delle situazioni in cui ci troviamo e per i vestiti che abbiamo (cosa indossiamo, come lo indossiamo, la grandezza, il colore ecc..

SIAMO COME DELLE BOLLE DI SAPONE

Senza rendercene conto, acquisiamo sin da piccoli un codice che regola la distanza interpersonale: impariamo a non stare troppo vicini agli altri e apprendiamo come modificare altri parametri non verbali, quando la distanza fra noi ed il nostro interlocutore subisce variazioni.

E’ come una danza. Possiamo immaginare noi stesi come una “bolla di sapone” quando l’altro si avvicina, comprime la bolla e noi avvertiamo un senso di pressione che ci spinge più lontano.

I GESTI

I gesti ed i singoli comportamenti sono prodotti dalle diverse parti del corpo – mani, braccia, gambe, bacino, palpebre ecc. I gesti anticipano sempre ciò che si vuol dire; in altre parole, spiegano quello che diciamo, ed eseguiamo prima il movimento e poi diciamo la frase o la parola. I gesti possono indicarci ciò che viene nascosto.

Fonti: Marco Pacari “Interpretare i messaggi del corpo;

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